La Roma inaugura l’anno nel peggior modo possibile: sconfitta col Torino e Lazio sempre più lontana

Pagine Romaniste (F. Belli) – La Roma ha affrontato il Torino tra le mura amiche. I giallorossi sono stati sconfitti per 2-0 dagli uomini di Walter Mazzarri che sono andati in vantaggio nel recupero del primo tempo con Belotti. La squadra di Fonseca ha provato a trovare la rete del pareggio per tutto il match, ma è stata beffata da un rigore trasformato dallo stesso Belotti all’85’. Falsa partenza: la Roma si è inceppata all’inizio del nuovo anno solare e riapre la corsa alla zona Champions. Perde anche di vista la Lazio (alla nona vittoria consecutiva) e concede la possibilità all’Atalanta di avvicinarsi. Fonseca è ripartito dalla formazione che aveva chiuso alla grande il 2019 a Firenze, ma non è riuscito a ripetere quel successo. Merito anche di Mazzarri, che ha lasciato il possesso palla alla Roma senza fare una piega e ha preparato delle verticalizzazioni su Belotti, autore di una doppietta. La partita è stata vivace nel primo tempo, con occasioni ben distribuite: il gol dei granata arriva 36 secondi dopo il minuto di recupero concesso da Di Bello. I giallorossi provano invano a sistemare il risultato nel secondo tempo. La formazione giallorossa aveva vinto le ultime 9 sfide interne col Toro in Serie A, segnando di media 3 gol a partita (27) ed era reduce da quattro vittorie interne consecutive in campionato. Una difficoltà evidente è quella di andare a segno con i propri attaccanti. Non tanto con Dzeko, che ha realizzato 7 gol, quanto con tutta la batteria di trequartisti che dovrebbe assisterlo. Considerando anche il bosniaco, sono 20 le reti provenienti dall’attacco della Roma. Il solo Immobile, per dire, è a quota 19. Fa riflettere anche il fatto che il secondo marcatore sia Kolarov con 5 gol. Queste le parole di Fonseca: Sono deluso perché abbiamo perso, ma devo dire che non è stata una questione di atteggiamento. I giocatori hanno lavorato, hanno fatto molte cose belle. Per me abbiamo sbagliato in due momenti: nella finalizzazione, abbiamo fatto 31 tiri in porta, e nel contropiede del Torino. Ma non è stata una questione di atteggiamento oggi. Il Torino? Abbiamo affrontato una buona squadra. Il Torino è molto veloce in contropiede. Avremmo potuto avere altri 90 minuti ma la palla non sarebbe entrata. Abbiamo attaccato molto, ma abbiamo sbagliato decisioni. Oggi è un giorno in cui la palla non voleva entrare. Inaugurare peggio l’anno sarebbe stato difficile, l’augurio dei tifosi della Roma è che la compagine giallorossa possa immediatamente riprendersi vincendo in casa contro la Juventus la prossima partita.

Francesco Belli

Il 2020 comincia male: Sirigu e Belotti fermano la Roma. Di Bello da censura

(R.Rodio) – Se il 2019 si era chiuso con una Roma scintillante e vincente, il nuovo anno parte invece in maniera grigia. Il 2020 si apre con una sconfitta interna inaspettata, subita ad opera del miglior Torino della stagione.

Uno 0-2 che frena le ambizioni della Roma. I giallorossi di Fonseca rischiano ora di essere avvicinati dall’Atalanta al quarto posto, mentre vedono allontanarsi i rivali della Lazio (vincente 2-1 a Brescia).

Gara sventurata all’Olimpico. Un Torino incerottato gioca bene di rimessa e punge: Belotti, grande protagonista di giornata, colpisce subito un palo. Avvisaglie per una Roma che nel primo tempo tiene botta e sfiora più volte il vantaggio: super Sirigu si salva più volte, in particolare su Zaniolo e Pellegrini.

Il gol del vantaggio lo segna Belotti allo scadere: lasciato libero da Mancini, il ‘gallo’ scaglia col sinistro il pallone dell’1-0 alle spalle di Pau Lopez.

Nella ripresa la musica non cambia: Roma imprecisa e confusa alla ricerca del gol, Torino che in contropiede è letale più che mai. Altro legno di Belotti in avvio, poi Sirigu si conferma uomo decisivo salvando ancora su Pellegrini e sventando un’occasionissima di Mkhitaryan.

Giallorossi nel finale affossati ancora da Belotti: rigore (assegnato dal VAR) per mani netto di Smalling. Il 9 granata non sbaglia dal dischetto e chiude il match. Un k.o. che riporta la Roma coi piedi per terra, anche in vista di una sfida difficilissima contro la Juventus tra sette giorni.

Nota a margine: pessimo l’arbitraggio del signor Di Bello. Indeciso, spesso in ritardo, ha provato a dirigere all’inglese usando due pesi e due misure. Imbarazzante la gestione dei cartellini e dei falli, ha spezzato il ritmo partita in modo sistematico. La Roma si faccia sentire, perché non è la prima volta.

 

Da Alisson a Totti: la TOP XI della Roma nell’ultimo decennio

(R.Rodio) – Un decennio di calcio si è concluso. La Roma in quest’ultima decade non ha raccolto grosse soddisfazioni personali. Un paio di finali perse di coppa, qualche secondo posto in campionato e quella semifinale di Champions League conquistata nel 2018 che resterà comunque negli annali.

Tanti i calciatori di spessore che hanno indossato la maglia giallorossa in questo periodo. Alcuni si sono espressi al massimo delle loro potenzialità, altri meno. Ma di certo dalle parti dell’Olimpico sono stati ammirati diversi talenti importanti.

Abbiamo voluto dunque creare una ipotetica TOP XI del decennio, i migliori calciatori che hanno indossato la maglia della Roma tra il 2010 ed il 2019. Coloro che negli ultimi dieci anni di storia calcistica si sono contraddistinti onorando il giallorosso.

In porta spazio ad Alisson: la Roma nella propria storia non ha avuto grandissimi numeri 1 (Tancredi e Antonioli tra i pochi ‘top’), ma il brasiliano è forse l’eccezione che conferma la regola. Portiere modernissimo, piedi educati e riflessi da superman. Impossibile non affidarsi a lui.

Terzino destro: Maicon, il brasiliano implacabile venuto a svernare nella capitale. Quantità, forza e ancora tanta voglia di fare.

Terzino sinistro: Aleksander Kolarov. Un carrarmato che ancora oggi miete vittime illustri, oltre ad un sinistro educato e mai banale.

Difensori centrali: Kostas Manolas e Mehdi Benatia. Il greco è stato il protagonista assoluto del memorabile 3-0 al Barcellona. Il marocchino per media-voto il miglior centrale dell’ultima decade giallorossa.

Regista: Daniele De Rossi. Sarebbe imbarazzante non inserire in formazione l’ultimo grande capitano. Il leader del centrocampo, la parte più calda della Roma romanista.

Mezzali: Miralem Pjanic e Radja Nainggolan. Tralsciando i passaggi (voluti o meno) a Juve e Inter, i due sono stati forse i centrocampisti di maggior qualità e livello tecnico della Roma recente.

Ala destra: Mohamed Salah. Uno che a Liverpool segna come un’ira di dio. A Roma ha resto leggermente meno, ma gli scatti, l’imprevedibilità, la leggiadria dell’egiziano sono ancora negli occhi di tutti.

Centravanti: Edin Dzeko. Basti dire che rimarrà impresso come uno dei numeri 9 più forti della storia romanista.

Dulcis in fundo Francesco Totti. E’ stato il decennio conclusivo della sua carriera, del sentito addio, dello spettacolo giallorosso di quel 28 maggio da lacrimoni. Ma il capitano, anche da ultratrentenne, ha dato spettacolo. Quella doppietta al Torino da subentrato è una gioia. Da romanisti veri.

Viaggiando nella Hall Of Fame: Rudi Voeller, il tedesco volante solitario

Pagine Romaniste (F. Belli) – “In qualunque direzione tu vada, vacci con tutto il cuore” diceva Confucio. Corri, corri senza fermarti mai. Vai spedito verso la meta e arriverà in soccorso anche la buona sorte. Perché la fortuna è solo un dividendo del sudore, più si suda più la si ottiene. E allora corri, o al massimo vola. In altre parole: “Vola, tedesco vola”, il coro che la Curva Sud ha dedicato a Rudi Voeller modellato su “La notte vola” della CuccariniÈ lui l’ultimo acquisto di una certa rilevanza dell’era Viola. Arrivato nella Capitale nel 1987, nella sua prima stagione in Italia non ha brillato. Troppi infortuni e acciacchi, sono già pronte le sentenze dell’ambiente: “Avemo comprato un giocatore rotto”L’Eintracht è alle porte, la cessione è vicina. Ma il destino non ha fatto i conti con l’ingegner Dino Viola, che si impunta e lo costringe a restare realizzando una delle ultime meraviglie da presidente della Roma prima di spegnersi pochi anni dopo per un maledetto tumore all’intestino. Da quella stagione cambia tutto.

Il derby del Flaminio e le notti magiche

All’inizio non segna tantissimo ma fa reparto da solo in una squadra mediocre ormai vago ricordo di quella corazzata che era la Roma degli anni 80′. Significativo un racconto dell’ex compagno di squadra Rizzitelli“Una volta durante una partita mi si è avvicinato e mi ha detto: Ruggiero, stai qui. Sei stanco, ti vedo. Correrò io per te”. Il tedesco spicca il volo ma non dimentica quando è meglio restare a terra: il 18 marzo del 1990 decide il derby del Flaminio con un colpo di testa senza saltare. Indimenticabili in quella stagione testaccina quei due derby giocati lontani dall’Olimpico in ristrutturazione per le “notti tragiche”. Perché magiche lo sono state solo per i crucchi e per lo stesso Voeller, che avrà la gran bella soddisfazione di alzare la coppa del Mondo nel suo stadio, a casa sua. La stagione successiva è quella delle più grandi emozioni e delusioni personali per “Tante Kathe”, soprannome affibbiatogli dal compagno Berthold che proveniva anche lui da Francoforte dove le vecchie signore venivano chiamate così dai bambini. Segna 25 gol in stagione, più di chiunque altro in Europa, e trascina la Roma nelle finali di Coppa Italia e Coppa Uefa. La prima sarà vinta con i campioni d’Italia della Sampdoria. La seconda, ahime, persa contro l’Inter in una doppia sfida maledetta. Chi vola in alto è sempre solo, e lui è stato maledettamente solo in quella Roma più “de core” che altro. A proposito, oggi compie 60 anni. Tanti auguri Rudi Voeller! Pagine Romaniste (F. Belli)

Viaggiando nella Hall Of Fame: Giorgio Carpi, il signorino con la Roma(n) nel cuore

Pagine Romaniste (F. Belli) – Roma-Lazio, 11 gennaio 2015. I giallorossi secondi in classifica guidati da Rudi Garcia rimontano un doppio svantaggio grazie a una doppietta di Totti. Gol in spaccata, selfie, miracolo di De Sanctis all’ultimo su Klose e tanto altro. Il vero show però è sugli spalti. Prima del match la Curva Sud dà vita a una delle più belle coreografie di sempre: 16 volti storici del club innalzati sopra uno striscione che recita: “Figli di Roma, capitani e bandiere. Questo il mio vanto che non potrai mai avere. Tutti giocatori formidabili che si sono contraddistinti per il loro attaccamento alla maglia, una fedeltà cieca che vale loro appunto la denominazione di “capitani e bandiere”. Due di questi volti però raccontano una storia diversa: Giorgio Carpi e Giuliano Taccola. Due giocatori che non hanno giocato insieme neanche 100 partite in Serie A. E allora perché sono stati scelti? Oggi raccontiamo la storia di Giorgio Carpi. Nasce a Verona nel 1909 da una famiglia aristocratica, col padre Andrea che entra nella dirigenza del Roman club portando tutta la famiglia con se nella CapitaleLa Roma ancora non esiste. Il padre sarà uno di quei dirigenti favorevole alla fusione con la Fortitudo e l’Alba Roma che porterà alla nascita, nel 1927, dell’Associazione Sportiva Roma, nonostante morirà pochi mesi prima in un incidente stradale. Giorgio era la stella del Roman, e per questo fu uno dei pochi della sua squadra selezionato anche nella nuova società. Rimarrà alla Roma, prima da giocatore e poi ricoprendo vari incarichi dirigenziali, fino al 1959.

La scelta d’amore e il primo derby capitolino

Non percepisce mai uno stipendio: il suo attaccamento è tale da farlo giocare senza compenso, accontentandosi del rimborso spese. E’ vero, se lo può permettere, ma il suo gesto è comunque straordinario. Non era un campione, e non a caso trova pochissimo spazio in prima squadra. Il “signorino”, così chiamato per le origini nobili e il portamento di alta classe, ha fatto una scelta: quella di rimanere ai margini. Riesce comunque a togliersi una bella soddisfazione: gioca la partita d’inaugurazione di Campo Testaccio contro il Brescia, recuperando il pallone da cui poi nasce il primo gol storico di Volk. E poi c’è anche un altro episodio. Così il giornalista Vittorio Finizio racconta la sua estasi e quella di altri compagni dopo il primo derby vinto, con gol di Volk: “Tripudi, osanna e scarrozzata finale in Via del Gambero, dove era la rinomata bottiglieria Farneti. Farneti era stato magnate dell’Alba, non aveva digerito la fusione, si era fatto laziale. Ed ecco pronti Carpi, Bibbitone, Degni e naturalmente Attilio Ferraris IV passargli e ripassargli davanti in carrozza, con facce da luna piena. Questo era il clima di quel primo derby capitolino!”. Un romanista vero, pronto a festeggiare in prima linea. Ed è per questo che il signorino era in quella coreografia, perché il tempo passa ma i sentimenti restano. E non vengono dimenticati. Pagine Romaniste (F. Belli)

Fonseca: “Roma all’inizio di un percorso. Pronti a migliorare la rosa. Pallotta? Non c’è, ma si sente”

(Keivan Karimi) – Metà stagione da allenatore della Roma. I risultati parlano per lui. Paulo Fonseca ha conquistato la capitale, con prestazioni all’altezza e un cammino totalmente positivo, soprattutto per come si è chiuso il 2019 giallorosso.

Oggi la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un’intervista intrigante che segna la metà del percorso stagionale della sua Roma. Fonseca si dimostra ambizioso ma cauto, con le idee chiare ma senza alcun cenno di adagiamento sugli allori.

Quali sono i suoi riferimenti da tecnico?
Fino a 26-27 anni non pensavo alla panchina. Poi ho iniziato a vedere le cose diversamente, ero interessato a tutto ciò che facevamo come lavori ed esercitazioni. Ma in Portogallo la svolta è stata Mourinho, il più grande allenatore della nostra storia. Ci siamo parlati poche volte, ma c’è un rapporto di reciproco rispetto. Lui ha segnato una trasformazione, un nuovo modo di concepire gli allenamenti, lui e il professor Vitor Frade sono stati dei riferimenti per allenatori come me, che iniziavano la carriera. Personalmente non ho mai copiato nessuno, ma sono stato influenzato da tutti gli allenatori avuti. Su tutti due: Jean Paul, che nelle giovanili dello Sporting Lisbona ha scoperto Quaresma e Cristiano Ronaldo, e Jorge Jesus, ora al Flamengo.

Lei è arrivato alla Roma in un momento non facile, con la tifoseria in subbuglio per gli addii di De Rossi e Totti. Ha mai pensato che con loro tutto potesse essere più facile?
Non ci ho mai pensato, quando mi è stata offerta la Roma loro non c’erano già più. Sono stati due grandissimi giocatori, è facile immaginare che se fossero qui sarebbero coinvolti nel processo e, vista la loro qualità, aiuterebbero squadra e gruppo a salire di livello. A me piace costruire il gioco dal basso e il miglior De Rossi si sarebbe integrato bene nel nostro gioco. Certo, ora è in età avanzata e non più al 100%, ma al top lo abbiamo apprezzato tutti.

È una difficoltà in più il fatto che parte della tifoseria non ami il presidente Pallotta e che lui non venga a Roma da quasi seicento giorni?
Io da parte dei tifosi percepisco un calore molto forte. Il seguito è impressionante. Sono fantastici. Tutti gli allenatori vorrebbero questo sostegno. È vero che Pallotta non è qui fisicamente, ma s’informa ogni giorno sull’andamento della squadra. E poi oggi il calcio è cambiato, nel mondo ci sono tanti esempi di altri club in cui i presidenti vivono in altri paesi. Non credo che questo costituisca un problema per la Roma o influenzi il nostro lavoro. Pallotta non c’è, ma si sente.

È arrivato nella stagione più aperta degli ultimi anni. Ha l’impressione che con qualche ritocco anche la Roma possa lottare per lo scudetto?
Penso che non sia giusto creare grandi aspettative. Meglio vivere con senso della realtà. Siamo all’inizio di un percorso. C’è un allenatore nuovo, un direttore sportivo nuovo, tanti giocatori sono arrivati e tanti sono andati via. Sono soddisfatto dell’andamento della squadra, ma sarebbe ingiusto creare questa pressione. Non vale la pena fare piani a lungo termine quando la prossima partita è sempre la più difficile. Sopratutto qui in Italia, dove l’ultima in classifica può battere la prima. Comunque, ho la consapevolezza che la Roma stia crescendo.

Il suo primo bilancio sulla Roma e sul campionato italiano?
Molto positivo, sono molto contento della squadra e della Serie A. Certo, il campionato è molto duro. Ci sono squadre e allenatori forti, ogni partita è diversa, ma dà grandi motivazioni. Di natura sono ottimista. E così penso che il 2020 possa essere meglio del 2019.

Gli obiettivi della vostra stagione sono mutati?
No. Il primo resta quello di arrivare tra le prime 4 per andare in Champions. Detto questo non cambio idea: rafforzando questa squadra, credo che entro l’arco della durata del mio contratto, si possa vincere qualcosa. Logico, però, che anche ora si giochi per vincere. La Coppa Italia non è facile, ci aspetta il Parma e poi forse la Juve, ma ci proveremo. L’Europa League si è trasformata in una mini Champions, visto le grandi squadre che ci sono, ma di sicuro non trascureremo questa competizione.

Dal prossimo mercato si aspetta rinforzi?
Gennaio è un mercato difficile. Eventuali rinforzi devono migliorare la rosa, non è facile. Prenderemo qualcuno se ci saranno delle uscite per alzare il livello. Petagna? Ottimo giocatore, ma non per il mio gioco.

Caso Florenzi: per via della Nazionale, al posto suo resterebbe o andrebbe via?
Non devo mettermi nei suoi panni. Lo capisco, ma quello che succede a lui con la Nazionale succede anche ad altri. Sono consapevole di quello che rappresenta per il club e per i tifosi. È un grandissimo professionista, non abbiamo mai avuto problemi, con lui ho un ottimo rapporto. Resta sempre un opzione tecnica, ma questo vale anche per gli altri giocatori. Io devo pensare solo al bene della Roma. Non posso pensare al fatto se Florenzi giochi o meno in Nazionale, anche se lo comprendo.

Sia sincero: pensa di restare a lungo qui?
I risultati indirizzano sempre la nostra vita, ma oltre che per la città, mi piacerebbe restare in un club che mi fa sentire a casa. La Roma è una delle società più importanti del mondo, vorrei restarci molto tempo.

La rivincita di Diawara: da riserva a uomo in più della Roma

(Jacopo Venturi) – Amadou Diawara è arrivato alla Roma quasi per sbaglio. Probabilmente non vestirebbe giallorosso se il Napoli non avesse voluto Manolas. Anche l’impatto non è stato facilissimo: le prime partite viste dalla panchina, poi le occasioni contro Lecce e Cagliari prima di un fastidioso infortunio al ginocchio. Dal suo rientro però Diawara è sembrato essere l’uomo giusto nel posto giusto e al momento giusto. Ha giocato da titolare nelle ultime cinque partite, dimostrando di essere, tra i centrocampisti a disposizione di Fonseca, quello che per caratteristiche meglio si sposa con Veretout. Il guineano è un giocatore meno dinamico nella metà offensiva rispetto al francese, ma compensa con una presenza totale in quella difensiva e in una grande aggressività nel recupero della palla. Non è poi di sicuro un regista alla Pirlo, ma è ordinato, geometrico, capace di imporre il suo ritmo alla partita. Il difetto più evidente sta negli errori banali e gravi che talvolta ancora fa in zone nevralgiche, esponendo la difesa. Ma anche questo aspetto del suo gioco in queste ultime uscite è sempre più marginale, a dimostrazione di quanto la fiducia lo stia facendo progredire. Insomma, la Roma non solo ha un giocatore in più sul quale può contare: ha il giocatore che gli mancava per completare un puzzle.

(Jacopo Venturi)

La Roma chiude l’anno in bellezza, ma il progetto di Fonseca è solo a metà

(Jacopo Venturi) – La Roma di Fonseca brilla a Firenze. Nell’ultima gara dell’anno i giallorossi hanno giocato la loro miglior partita sotto la guida del tecnico portoghese, considerato il livello degli avversari, la trasferta e la prestazione offerta. Il risultato poderoso di 1-4 e la grande gara disputata sono però solamente numeri, dati, fatti da mettere a margine di un’analisi che deve comprendere più ampiamente che cosa ha fatto fin qui la Roma e soprattutto che cosa può e deve fare di qui in avanti. Ricollegando dunque i due estremi del percorso all’interno del quale è la squadra di Fonseca, il suo passato e il suo futuro, si giunge a una conclusione: la strada intrapresa è giusta, ma soprattutto ha un senso. La Roma è partita con qualche difficoltà e nel mese di ottobre stava rischiando di perdersi. Poi, insistendo su precise e chiarissime idee di gioco, ha iniziato a trovare continuità, esprimendosi ad alti livelli. Viene da chiedersi se il livello della formazione giallorossa sia questo o se la squadra possa spingersi oltre. La rosa ha qualche limite, gli infortuni sono sempre molti e le fragilità difensive non sono scomparse, ma sembra che la Roma abbia imparato a conviverci. Questa convivenza con la difficoltà ha portato la Roma a un solido quarto posto, a sette punti dalla vetta. La scalata sembra improbabile ma la certezza sta nella consapevolezza di essere una squadra che merita le parti alte della classifica e ambizioni importanti.

(Jacopo Venturi)

 

La Roma chiude l’anno in bellezza: 4-1 alla Fiorentina e quarto posto consolidato

 

Pagine Romaniste (F. Belli) – La Roma, reduce dalla vittoria per 3-1 sulla Spal, ha affrontato la Fiorentina in terra toscana nell’ultimo match del 2019. I giallorossi hanno battuto la squadra di mister Montella 4-1 andando in vantaggio grazie alla rete di Dzeko che al 18′ ha sfruttato un perfetto assist di Zaniolo, trovando il tap-in vincente. La Roma ha subito trovato il raddoppio con Kolarov, al 22′, che ha trasformato un calcio di punizione. La Fiorentina ha poi accorciato le distanze grazie a Badelj, al 31′, nonostante qualche polemica su un presunto fallo commesso ai danni di Zaniolo ad inizio azione. Al 72′ poi Pellegrini ha chiuso il match realizzando la rete del 3-1. A decretare il definitivo 4-1 ci ha pensato però Zaniolo all’88’. Adesso la Roma sale a quota 35 punti e si porta provvisoriamente a -1 dal terzo posto.  Si segnala il fatto che dal settore ospiti sono stati intonati cori contro Pallotta, patron giallorosso. Nota negativa per una serata altrimenti indimenticabile: Lorenzo Pellegrini è uscito dallo stadio a causa di un infortunio al piede destro. Si spera niente di grave per lui. Questa l’analisi di Fonseca a fine gara: “Sono molto soddisfatto di questa partita. E’ stata una vittoria molto importante. Abbiamo fatto una buona partita e abbiamo fatto quello che abbiamo preparato. Non era facile con la Fiorentina. Oggi noi abbiamo fatto una bellissima partita. Quarto posto? Per me la prossima partita è la più importante. Devo dire che abbiamo fatto questi mesi una buona prima parte di stagione ma alla fine dobbiamo migliorare perché vogliamo vincere sempre. La cosa più importante è comunque la prossima partita. Abbiamo molto per migliorare. Possiamo controllare meglio la partita con la palla. Abbiamo perso la palla quando non dovevamo. Ci sono molti aspetti che dobbiamo migliorare. L’evoluzione della squadra è buona, i giocatori sono fiduciosi e convinti dell’idea della squadra. Questo per me è molto importante”. Con questa vittoria, si chiude anche il decennio 2010-2020 della Roma. In settimana, il club ha fatto votare ai tifosi la migliore partita di questo periodo. Risultato: I supporter hanno premiato il ritorno dei quarti di finale di Champions League 2017/2018, Roma-Barcellona 3-0.

Francesco Belli

2019 chiuso in bellezza: la Roma schianta 4-1 la Fiorentina

(Keivan Karimi) – I tifosi della Roma possono sognare e passare le festività natalizie nel migliore dei modi. Tutto grazie all’ultima grande vittoria del 2019, un successo esterno sulla Fiorentina che consolida il 4° posto in classifica.

Roma meritevole del piazzamento Champions, ma che stasera al ‘Franchi’ dimostra tutte le sue qualità odierne: saper soffrire, dominio territoriale e cattiveria sotto porta.

Il 4-1 sulla Fiorentina è risultato giusto e straripante. I viola, privi del duo Chiesa-Ribery, partono aggressivi nell’anticipo del venerdì sera. Ma la squadra di Paulo Fonseca dimostra saggezza e cattiveria. Non a caso al primo affondo Edin Dzeko colpisce: al 19′ Pellegrini inventa, Zaniolo rifinisce e il bosniaco punisce Dragowski da due passi.

Raddoppio immediato: punizione al limite conquistata da Zaniolo. Come al solito si presenta in battuta Aleksander Kolarov che supera la barriera col suo classico sinistro magico e trova l’angolino. 2-0 e partita già in ghiaccio.

La Fiorentina nel finale di tempo ha un moto d’orgoglio: un’azione ben orchestrata da Castrovilli porta al tiro Caceres. Una deviazione favorisce Milan Badelj che non sbaglia e prova a riaprire il match.

Nella ripresa però la Roma si comporta da squadra matura. Controlla l’eventuale ritorno di fiamma toscano e chiude i conti appena possibile. Il gol che taglia le gambe alla Fiorentina è di Lorenzo Pellegrini: il migliore in campo dialoga con Dzeko e mette alle spalle di Dragowski la terza rete.

Chiude i conti l’ex Nicolò Zaniolo, che in campo aperto non può sbagliare col suo piattone sinistro e stabilisce uno splendido poker, che vendica il clamoroso 7-1 subito dalla Roma al Franchi in Coppa Italia a gennaio scorso.

Un successo che dà ottimismo e fiducia alla banda Fonseca, sempre più in zona Champions League e pronta a vivere un 2020 da protagonista.

Il tabellino del match:

FIORENTINA (3-5-2): Dragowski; Milenkovic, Pezzella, Caceres; Lirola (83′ Sottil), Pulgar, Badelj, Castrovilli (83′ Eysseric), Dalbert; Boateng (66′ Pedro), Vlahovic. All. Montella.

ROMA (4-2-3-1): Pau Lopez; Florenzi, Mancini, Smalling, Kolarov; Diawara, Veretout; Zaniolo (90′ Spinazzola), Pellegrini (86′ Under), Perotti (76′ Mkhitaryan); Dzeko. All: Fonseca.

Arbitro: Orsato di Schio

Marcatori: 19′ Dzeko, 21′ Kolarov, 34′ Badelj, 73′ Pellegrini, 88′ Zaniolo.